by Simone Kartsiotis
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Indici di vegetazione NDVI, NDRE, GNDVI: guida tecnica completa
Introduzione
Gli indici di vegetazione sono ormai il linguaggio comune dell’agricoltura di precisione italiana: dal vigneto chiantigiano all’oliveto pugliese, agronomi e aziende usano NDVI, NDRE e GNDVI per leggere la salute delle colture senza camminare ogni filare. Diverse analisi ISMEA indicano che l’adozione di strumenti di telerilevamento nelle aziende agricole italiane è in crescita costante, spinta dalla PAC 2023-2027 e dagli eco-schemi che premiano la riduzione degli input. Questa guida tecnica spiega cosa sono gli indici vegetazionali, come si calcolano, dove ciascuno conviene davvero e come trasformarli in decisioni agronomiche concrete su vite, olivo, frutteto e seminativi.
Fig.1: Mappa NDVI: il gradiente cromatico evidenzia le zone a diverso vigore vegetativo, punto di partenza per ogni indice di vegetazione.
Cosa sono gli indici vegetazionali e a cosa servono
Un indice vegetazionale è un numero adimensionale calcolato come combinazione algebrica della riflettanza in due o più bande spettrali; serve a stimare in modo non distruttivo grandezze biofisiche come vigore, contenuto di clorofilla, biomassa e stress idrico. È il modo più rapido per trasformare un’immagine multispettrale in un’informazione agronomica leggibile, sia a scala di filare sia a scala di comprensorio.
L’uso degli indici vegetazionali poggia su tre famiglie applicative ben distinte. La prima è la diagnosi: capire dove la coltura cresce bene e dove no, individuare focolai precoci di malattia, mappare carenze nutrizionali. La seconda è la prescrizione: trasformare la mappa in zone omogenee per concimazione, irrigazione, trattamenti, vendemmia o raccolta selettiva. La terza è il monitoraggio nel tempo: confrontare la stessa coltura in stagioni successive o lungo la stagione corrente, per valutare l’effetto di pratiche agronomiche e condizioni climatiche.
Riflettanza spettrale: il principio fisico alla base
Le piante riflettono, assorbono e trasmettono la luce in modo selettivo. La clorofilla assorbe fortemente nel rosso intorno a 660 nm e nel blu, mentre la struttura cellulare del mesofillo riflette quantità elevate di radiazione nell’infrarosso vicino (NIR, 700-1300 nm). Una pianta vigorosa mostra quindi bassa riflettanza nel rosso e alta nel NIR; una pianta stressata o senescente vede il rapporto avvicinarsi e i valori degli indici scendere.
Tutti gli indici "Normalized Difference" sfruttano questa proprietà: mettono in relazione una banda dove la pianta assorbe con una banda dove riflette molto, normalizzando sulla somma per ottenere un range stabile e confrontabile fra appezzamenti, stagioni e sensori.
Fig.2: Firma spettrale (o curva di riflettanza) della vegetazione.
Banda red edge e infrarosso vicino
La red edge è la regione di transizione fra l’assorbimento nel rosso e l’alta riflettanza nel NIR, compresa tipicamente fra 690 e 740 nm. È la zona dello spettro più sensibile a piccole variazioni di clorofilla e azoto fogliare ed è ciò che rende il NDRE un indice più "nervoso" del NDVI nelle fasi avanzate del ciclo colturale, quando la copertura fogliare è già piena.
I sensori multispettrali agricoli, sia su drone sia su satellite come Sentinel-2 del programma Copernicus, includono almeno una banda red edge proprio per superare i limiti del solo NDVI. Per approfondire la tecnologia, è utile partire dai sensori da drone e dalla scelta delle bande disponibili.
NDVI: l’indice di vegetazione differenziale normalizzato
L’NDVI (Normalized Difference Vegetation Index) è l’indice di vegetazione differenziale normalizzato. Restituisce un valore compreso fra -1 e +1 e rappresenta il punto di riferimento storico del telerilevamento agricolo, con quattro decenni di letteratura scientifica alle spalle e disponibilità su qualunque sensore multispettrale, dal satellite gratuito Sentinel-2 alle camere di precisione su drone.
La formula matematica è: NDVI = (R_NIR − R_Rosso) / (R_NIR + R_Rosso), dove R_NIR è la riflettanza nell’infrarosso vicino e R_Rosso la riflettanza nel rosso visibile. Le soglie di interpretazione tipiche sono le seguenti:
- NDVI < 0: acqua, neve, nuvole.
- 0 – 0,2: suolo nudo, roccia, superfici artificiali.
- 0,2 – 0,4: vegetazione rada o stressata.
- 0,4 – 0,6: vegetazione moderata, colture in sviluppo.
- 0,6 – 0,8: vegetazione sana e densa.
- 0,8 – 0,9: vigore massimo, copertura piena.
Un NDVI di 0,7 indica una coltura sana con buona copertura fogliare e attività fotosintetica elevata, ma l’interpretazione assoluta dipende sempre da specie, fase fenologica, geografia e sensore. Confronti credibili si fanno fra zone dello stesso campo con stessa coltura nella medesima fase fenologica, non fra valori assoluti su colture diverse.
Quando usare l’NDVI e i suoi limiti
L’NDVI funziona ottimamente in fase di sviluppo vegetativo, su colture estensive a copertura non ancora completa (cereali, mais, soia, girasole) e per produrre mappe di vigore a scala aziendale. Mostra però due limiti operativi ben documentati: la saturazione quando il Leaf Area Index (LAI) supera circa 3 (tipico di vigneti, frutteti maturi, cereali a maturazione), ovvero quando la copertura fogliare è piuttosto densa, e la sensibilità al suolo nudo in colture sparse o nelle fasi iniziali, con sottostime del vigore reale.
NDRE: la risposta al limite della saturazione
L’NDRE (Normalized Difference Red Edge) è un indice di vegetazione che sostituisce la banda rossa con la banda red edge nella formula classica: NDRE = (R_NIR − R_RedEdge) / (R_NIR + R_RedEdge). Conserva sensibilità laddove l’NDVI satura ed è quindi l’indice di elezione per chiome dense, vigneti in piena vegetazione, frutteti adulti e cereali in spigatura.
Differenze pratiche tra NDVI e NDRE
La distinzione chiave è la profondità di lettura: la luce rossa si esaurisce nei primi strati di foglie, mentre la red edge penetra più in profondità nella chioma, raggiungendo le foglie intermedie e basse. Per questo l’NDRE risponde meglio a variazioni di clorofilla e azoto in chiome ben sviluppate. In viticoltura, ad esempio, dopo l’invaiatura l’NDVI restituisce mappe quasi uniformi, mentre l’NDRE continua a discriminare zone di diverso equilibrio vegeto-produttivo.
Fig.3: Confronto NDVI/NDRE sullo stesso appezzamento: la mappa NDRE conserva variabilità interna anche dove l’NDVI satura.
Applicazioni in viticoltura e olivicoltura
Nelle filiere ad alto valore aggiunto, l’NDRE supporta tre decisioni operative: la vendemmia selettiva (mappare i vigori a invaiatura e suddividere la raccolta in lotti omogenei), la gestione azotata (calibrare gli interventi fertilizzanti su zone realmente diverse) e l’identificazione di stress localizzati (carenze, attacchi parassitari, problemi radicali). Esperienze documentate nei casi studio e lavori Agrobit su mappe e modelli a supporto dei viticoltori mostrano come la combinazione NDVI+NDRE migliori la qualità delle scelte operative rispetto al solo dato visivo.
GNDVI, MCARI e TCARI/OSAVI: gli indici di clorofilla
Oltre al duo NDVI/NDRE esistono indici più specifici, costruiti per isolare contributi spettrali precisi e ridurre il rumore del suolo o della copertura fogliare. I principali sono GNDVI, MCARI e il rapporto TCARI/OSAVI: rispondono a esigenze diagnostiche fini e si usano spesso in combinazione per interpretare lo stato fisiologico della coltura.
GNDVI: la sensibilità al verde
Il GNDVI (Green NDVI) sostituisce la banda rossa con la verde: GNDVI = (R_NIR − R_Verde) / (R_NIR + R_Verde). È più correlato con la concentrazione di clorofilla fogliare rispetto al classico NDVI ed è quindi indicato per leggere stati nutrizionali, in particolare carenze di azoto in fasi avanzate. Studi evidenziano una buona correlazione fra GNDVI e contenuto fogliare di azoto su cereali a paglia e su mais.
MCARI e TCARI/OSAVI: clorofilla senza disturbo del suolo
L’MCARI (Modified Chlorophyll Absorption Ratio Index) e il rapporto TCARI/OSAVI sono indici di clorofilla pensati per minimizzare l’effetto del suolo nudo e della struttura della chioma. Sono utili in oliveti, frutteti a sesto largo e nelle prime fasi di sviluppo di colture annuali, quando la copertura fogliare è parziale e gli indici "classici" risentono fortemente del background.
CWSI e indici di stress idrico
Quando la domanda è "quanta acqua manca alla coltura", gli indici di vegetazione classici non bastano: serve la banda termica. Il CWSI (Crop Water Stress Index) confronta la temperatura della chioma con quella dell’aria e temperature di riferimento ben irrigata e al massimo stress, restituendo un valore fra 0 (no stress) e 1 (stress massimo). È l’indice cardine dell’irrigazione di precisione, particolarmente utile in oliveti e vigneti dove il deficit idrico controllato è una leva di qualità.
Come acquisire gli indici: smartphone, drone, satellite
Gli indici vegetazionali si possono ricavare da varie piattaforme digitali, ciascuna con un compromesso fra costo, risoluzione e frequenza. La scelta dipende dalla dimensione aziendale, dal valore unitario della coltura e dalla domanda agronomica.
- Satellite (Sentinel-2, Landsat): gratuito, copertura globale, risoluzione 10-30 m, rivisitazione di 5 giorni (in assenza di nuvole). Ideale per monitoraggio stagionale a scala di comprensorio e per cereali, ma limitato dalla copertura nuvolosa e dalla risoluzione su filari in colture arboree (alta presenza di suolo e interfilare).
- Drone multispettrale/termico: risoluzione 1-10 cm, on-demand, dato di altissima qualità ma servizio professionale. È la piattaforma di riferimento per vigneti, frutteti, oliveti e per fasi fenologiche precoci in colture cerealicole/orticole.
- Smartphone: risoluzione elevata a livello di pianta, lettura puntuale tramite fotocamera RGB con algoritmi, costo basso, frequenza giornaliera. Ideale per scouting agronomico e per piccole-medie aziende.
Nell’ecosistema Agrobit le tre piattaforme convivono: i rilievi da drone iDrone per mappe ad alta precisione, l’app iAgro per monitoraggio con smartphone ma con integrati anche dati satellitari Sentinel-2.
Tradurre gli indici in azioni agronomiche concrete
Una mappa di indice ha valore solo se diventa decisione. Il flusso operativo standard prevede quattro passaggi: acquisizione del dato multispettrale, calcolo dell’indice scelto, zonazione in classi omogenee (tipicamente 2-5 zone di vigore), traduzione in mappa di prescrizione per la macchina operatrice. Le applicazioni più frequenti in Italia oggi sono cinque.
Fig.4: Dalla mappa all’azione: leggere NDVI, NDRE e GNDVI in campo significa tradurli in operazioni colturali concrete.
Concimazione differenziata e azoto a rateo variabile
Nei seminativi e nei frutteti, la zonazione su NDVI o GNDVI consente di distribuire azoto in misura proporzionale al fabbisogno reale di ciascuna zona. Diverse analisi ISMEA indicano risparmi di azoto compresi nell’ordine del 10-20% sulle superfici gestite a rateo variabile, con riduzione di lisciviazione e benefici di compliance rispetto agli eco-schemi PAC 2023-2027 e alla direttiva nitrati.
Vendemmia e raccolta selettiva
Sulle filiere DOP e IGP, le mappe NDVI o NDRE pre-vendemmia consentono di suddividere il vigneto in zone di diverso equilibrio vegeto-produttivo e di raccogliere separatamente le uve destinate a linee di prodotto differenti. A tal proposito è possibile approfondire nel seguente articolo dove è possibile vedere i vantaggi in un caso reale.
Difesa fitosanitaria mirata
L’identificazione di anomalie localizzate (focolai di malattia, attacchi di insetti, problemi radicali) consente di intervenire solo dove serve. Combinata con le mappe di prescrizione e con droni irroratori, la difesa selettiva può ridurre l’uso di fitofarmaci in linea con gli obiettivi della strategia europea Farm to Fork e del PNRR Agri 4.0.
Irrigazione di precisione
L’integrazione tra mappe CWSI da volo termico, sonde di umidità del suolo e centraline meteo locali consente di costruire piani irrigui zonali. Particolarmente rilevante in regioni a stress climatico crescente.
Reportistica per filiere certificate
Cooperative e cantine sociali usano l’archivio storico delle mappe come documentazione tecnica per disciplinari DOP/IGP, schemi di sostenibilità (SQNPI, Equalitas, VIVA) e bilanci di sostenibilità aziendali, in linea con la direttiva CSRD e con il Green Deal europeo.
Domande frequenti sugli indici vegetazionali
Qual è la differenza tra NDVI e NDRE?
L’NDVI usa la banda rossa, l’NDRE la banda red edge. La differenza pratica sta nella sensibilità: l’NDVI satura su chiome dense (LAI superiore a 3), mentre l’NDRE conserva variabilità interna anche in fase avanzata di sviluppo. Per cereali in pre-spigatura, vigneti in vegetazione piena e frutteti adulti, l’NDRE è quasi sempre più informativo.
Quale indice è migliore per il vigneto?
Non esiste un indice unico: nelle prime fasi vegetative (fino a fioritura) l’NDVI è adeguato, dopo l’allegagione e soprattutto in pre-vendemmia conviene l’NDRE per evitare la saturazione. Per stress idrico controllato, soprattutto su filiere premium, il CWSI da banda termica è insostituibile. Comunque è sempre fondamentale eliminare il suolo e l’interfilare prima di procedere a creare le mappe di zonazione e prescrizione, per evitare di includere pixel che non siano della sola chioma e che quindi distorcerebbero il valore finale portando anche a falsi positivi/negativi.
Si possono calcolare gli indici vegetazionali con uno smartphone?
Sì, in modo diretto solo per indici basati su bande visibili e con algoritmi proprietari di calibrazione. App DSS come iAgro generano mappe di vigore (indice LAI) da foto RGB ed elaborano in cloud anche indici da bande Sentinel-2. La risoluzione e l’accuratezza sono inferiori a un rilievo con drone multispettrale, ma il rapporto costo/beneficio è ottimo per scouting e piccole-medie aziende.
Cosa significa un NDVI pari a 0,7?
Indica una coltura sana con buona copertura fogliare e attività fotosintetica elevata. L’interpretazione esatta dipende da specie, fase fenologica, geografia e sensore: 0,7 in un vigneto in maggio significa cose diverse rispetto a 0,7 in un cereale a luglio. I confronti credibili si fanno fra zone della stessa azienda nello stesso volo, non in assoluto.
Ogni quanto va aggiornata una mappa NDVI in stagione?
Per il monitoraggio satellitare Sentinel-2 la cadenza naturale è di 5 giorni, ridotta dalla copertura nuvolosa. Per rilievi drone su filiere ad alto valore aggiunto si raccomandano almeno 1-2 voli stagionali in fasi fenologiche chiave (allegagione, invaiatura, pre-raccolta), aumentabili a 6-8 in regimi sperimentali o di ricerca.
Quali normative incentivano l’uso degli indici vegetazionali?
A livello europeo la strategia Farm to Fork del Green Deal punta al -50% di fitofarmaci e -20% di fertilizzanti entro il 2030; in Italia la PAC 2023-2027 con condizionalità rafforzata ed eco-schemi premia pratiche di agricoltura di precisione. Il PNRR Agri 4.0 e i PSR regionali finanziano hardware, software e servizi di telerilevamento.
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